Posts Taggati "facebook"
26/7/10 Capitan Leopardi
Giacomo Leopardi fu poeta. E meno male! Pensa un po’ se fosse stato capitano!
Questa ed altre magnifiche perle letterarie, su una magnifica pagina di Facebook: Questa!
16/6/10 Quando scrivevi sullo Space
Ve li ricordate i Windows Live Spaces? Quella specie di sito che oltre a tenere le informazioni di profilo di msn, permetteva di costruirsi un blog. Erano gli anni di Badoo, di MySpace, gli albori dei social network. Non c’era facebook, o meglio, c’era ma nessuno lo conosceva. E msn aveva questi Space. Tutti, o quasi tutti, avevano lo space, caricavano foto, spammavano i link su msn per farsele commentare dagli amici. E scrivevano blog. Blog approssimativi. Scrivevano delle proprie giornate, mandavano a fanculo senza fare nomi, dicevano che andava tutto bene, o che andava tutto male. Scrivevano della bella giornata passata, del compito di matematica, degli amici. Si sfogavano. Mi ricordo i blog delle ragazze, pieni di immagini tutte scintillanti e piene di stelline che si facevano fare gratuitamente su siti particolari sconosciuti ai maschi. Blog femminili pieni di kappa e di abbrevviazioni del genere, pieni di puntini, di virgole messe a caso, di titoloni e immaginone. Ma era bello farsi i fatti degli altri, leggere cosa capitava al compagno di classe, lasciare un commento. Aveva fascino, e non ce ne accorgevamo.
Adesso è tutto finito. Adesso sono morti gli Space, come li chiamavano a scuola. Sono finiti i blog. Se attraverso msn andate sullo space di qualche vostro contatto, lo troverete ancora. E’ lì, che giace, abbandonato. Aspetta ancora i commenti, aspetta gli interventi nel blog. Anche le immagini luccicanti sembrano impolverate, messe in soffitta e abbandonate. Sono morti. Nessuno ci scrive più niente. Nessuno commenta più niente. E’ l’era di Facebook. E’ l’era della tristezza di massa. Se prima i ragazzi, i più giovani, avevano come sfogo un blog dove scrivevano cose personali, adesso come sfogo illusorio e inutile hanno Facebook. Condividono in bacheca link che altri hanno creato per loro. Scrivono che sono forti, che non si piegano, che loro odiano i bastardi, magari allegando un’immagine presa a caso da google. Commentano monosillabicamente gli status degli amici, nessuno esprime più un pensiero proprio, e se lo fa, nessuno lo considera. Nessuno più commenta. I cervelli sono in stand-by, sono ovattati. C’è dipendenza. Non c’è sfogo. C’è dipendenza allo sfogo altrui che non arriva mai. Frenesia di qualcosa che pareggi i buchi della propria inesistenza. C’è il caos. C’è la piazza pubblica. E’ scomparsa l’intimità del proprio spazio, quell’angolino dove ognuno ammucchiava i propri pensieri e dove qualcuno passava sempre, leggeva e diceva la sua. Adesso non resta niente, nessuno lascia più alcun segno, nessuna impronta di nessun cammino. Nessun ricordo. Mentre i blog che fino a un paio di anni fa pulsavano di foto e di commenti ci sono ancora, le cose che avete scritto due giorni fa in quella sterile bacheca sono gia state triturate.







/rating_off.png)



/rating_on.png)
