1/6/10 
Parte la RadioTube

Dopo mesi, anni, millenni in cui la vita umana manca di inventiva (??), TempoSprecato è lieta di presentare al mondo il suo progetto più (o meno) ambizioso: RadioTube. Non una radio, un blog vocale camuffato da emittente, in differita. La trovate su YouTube, sul canale apposito, o anche qui, se proprio siete degli scansafatiche bastardi. A parlare siamo io, ZeroDx, e Colui-che-ancora-non-ha-un-nick, che però si chiama Alessio Malventi (che sarebbe lo sceneggiatore di Un lontano parente di Indiana Jones). Ma ecco la prima puntata, rigorosamente in ritardo di due giorni. Commentate, sennò vi succederà qualcosa di molto brutto. Non scherzo. Eh. Vero. Sisi. Dai, sei ancora qui che leggi ste minchiate? E pigia quel casso di play!

21/5/10 
Follie nautiche

A volte navigando in internet capita di imbattersi in situazioni che ti lasciano perplesso e stranamente divertito. Cliccate sull’immagine, non notate niente di.. di strano, ecco?

15/5/10 
The Italian Way

L’omino cattivo nel film Il Corvo diceva che L’infanzia finisce quando scopri che un giorno morirai. Io dico No, l’infanzia finisce quando scopri che dipendi dalla burocrazia. In questi giorni mi son ritrovato ad avere in rapida successione tra le mani il codice fiscale, la carta d’identità, la carta del postamat e la postepay. Scoprendo che la postamat, che sarebbe la cartina che ti permette di prelevare soldi dal BancoPosta, non è utilizzabile come carta di credito. Così per poter pagare su internet utilizzando i soldi che ho nel mio conto corrente ho dovuto prendere la postamat, prelevare i soldi, farli versare nella postepay, pagare un euro e finalmente pagare online. E meno male ho potuto farlo dal sito delle poste senza andare all’ufficio postale e fare la coda.

Insomma, ho avuto una visione. Invece di avere carta d’identità, codice fiscale, patente, libretto sanitario, postepay, postamat, carta di credito, carta di trenitalia, carta della coop, carta di gesù cristo e andare a giro con un portafoglio tipo Bibbia, non sarebbe più comodo avere una carta universale per tutto? Non è possibile!? Non dite amenità! Sarebbe possibile. Ma vi rendete conto? Una carta che rende l’accesso universale a tutti i nostri dati anagrafici, dal codice fiscale alla patente, il tutto controllabile da un unico sito. Online. Magari con la possibilità di collegarla ai sistemi bancari in modo da usarla anche come carta di credito. Avendo una sola carta nel portafoglio! Ovviamente questo richiederebbe un grave sforzo finanziario, e prima di tutto creare una rete informatica con tutti i dati anagrafici nazionali.

Un sogno. Ma si sà, questo è un paese regresso, dove si va a votare per decidere se rimanere indietro rispetto agli altri, dove il rinnovamento è considerato un’eresia. In uno stato controllato da dinosauri rimaniamo nella preistoria. E così esistono ancora tonnellate di fogli, tabelle, armadietti anni 70, archivi impolverati, impiegati occhialuti che ti sfottono, ore di attesa, settimane di attesa per gli uffici dell’inps, del comune..

Ma sapete che mi è successo? Ve lo racconto il più schematicamente possibile:

Io: Buongiorno.
Impiegato del comune: Mi dica.
Io: Devo rinnovare la carta d’identità
Impiegato: Eh ma deve tornare lunedì, sabato non si fa
Io: ah..
Impiegato: ma posso vedere il documento? se non le dispiace
Io: si.
Impiegato: Ah ma questo è ancora valido
Io: si ma scade tra due settimane
Impiegato: eh ma ci fanno il timbro e vale per altri 5 anni
Io: si ma io invece volevo proprio farla nuova, questa c’ha una foto troppo vecchia
Impiegato: eh ma ti costa il doppio
Io: vabbeh ma ci tenevo a metterci una foto nuova, sa.. (non è che posso stare fino a 25 con sta cazzo di faccia da 15enne!)
Impiegato: Eh vabbeh ma non ti conviene
Io: Lo so ma.. (cazzo saranno cazzi miei!!!!)
Impiegato: Vuole ridere? Se vuole ridere le faccio vedere la mia di foto!
Io: O_o ma..
Impiegato: Ecco, vede? Non son brutto io qui?

A me tutto questo mi fece tornare in mente questa scena, anche se non c’entra nulla.

15/5/10 
Son caduto dal letto

Si dice che non si smette mai di imparare, o che ogni giorno si impara qualcosa. Ecco, chiunque lo dica, ha ragione. O meglio, spesso ha ragione. Si perché ieri non ho imparato nulla, oggi invece si. Ho imparato che esiste l’Allucinazione Ipnopompica. L’ho scoperto anche se sapevo che esisteva. La conoscevo, l’avevo anche provata, ma ignoravo che potesse avere un nome.

Fenomeno psicosensoriale analogo alle immagini ipnagogiche, proprio della fase ipnopompica del sonno, cioè di quella fase che precede il risveglio.

L’Allucinazione Ipnopompica, che appena l’ho letto son scoppiato a ridere, è quella sensazione che si prova quando ci siamo svegliati ma stiamo ancora dormendo. Quella fase in cui può capitare di far entrare nel sogno le cose che ci circondano, tanto che sogno e realtà diventano quasi indistinguibili. Ad esempio sogni qualcosa che sta avvenendo nella tua camera, apri gli occhi e ti aspetti che quella cosa sia davvero lì. Come da piccolo, che mi stavo svegliando ed ero sicuro di avere il mobilino accanto al letto pieno di giocattoli, apro gli occhi mi giro e sul mobilino non c’è una mazza. Mi colpì tanto che me lo ricordo ancora. Fu un sogno veramente stronzo. Nella fase ipnopompica si riesce addirittura a tornare indietro nel sogno dopo il risveglio, vi è mai capitato? Tu sogni, ti svegli e ti dispiace di aver abbandonato il sogno. Così ti chiudi e ti metti a pensare al sogno, e ne hai il controllo, riesci a sognare quello che vuoi. Tutto senza avere una coscienza pura, capisci ma non hai il pieno controllo della tua mente.

Poi c’è anche quella cosa strana, che tutti hanno provato, c’è anche la spiegazione scientifica da qualche parte. Sei lì che dormi. E cadi.

7/5/10 
Sull’Abetone di Facebook

Ci son quelle idee che ti lasciano così. Così, vedi?, così. Ma non così, un po’ più così. Sì, bravo, così, ecco! In quel modo lì. Che te tutte le volte che vedi quell’idea fai quell’espressione lì, l’espressione così, e ti maledici per non aver avuto la stessa idea. Ti sembra incredibile non averla avuta prima. E la odi. Odi non aver avuto l’idea geniale che stai ammirando. Però l’ammiri con compiacimento, ti piace, e più ti piace e più la odi perché ti piace troppo. La ami insomma. Poi iniziano a fioccare i coglioni. E i coglioni, si sà, son peggio dei funghi. Ma non i funghi buoni, i porcini, che li vai a cercare in bosco sull’Abetone e quando ne trovi uno ti sembra di aver trovato un tesoro, e poi vai al negozio del paesino dell’Abetone e ne trovi settecento e ti chiedi se quello lì del negozio dell’Abetone è stato nel tuo stesso bosco però c’è andato il giorno prima di te e ti ha fregato. No, i fungacci, quelli schifosi che crescono dappertutto, come quel fungo tanto schifoso che faceva schifo soltanto il nome, l’Amanita Falloide, che sicuramente non si scrive nemmeno così, avrà qualche ph o qualche altro troiaio latino o che ne so. E insomma, dicevo, poi iniziano a fioccare i coglioni come i funghi quando è piovuto. I coglioni che copiano l’idea geniale senza un minimo di amore, passione o inventiva. Hai l’idea, la fai piovere nel sottobosco e ecco che spuntano i fungacci. Di tanto in tanto c’è qualche porcino, ma tanto i porcini se l’è gia portati via l’omino del negozio dell’Abetone il giorno prima.

E insomma c’è questo studente di ingegneria, che ha 24 anni che si chiama Gabriele Coletti, che ha inventato questo giochino su facebook. Lui ogni giorno scrive queste frasi catartiche, tutte terminanti in Ti Odio, e le pubblica attraverso immagini quadrate nere con scritte bianche. Uno sfogo, niente di violento. Tutte le immagini sono numerate, e  forse questo è il punto più geniale, bho. Una cosa simpatica, unica, “come quella trovata del Tower Bridge che fu la grande impresa che Londra stupì, un posto così tour de force, si il peggiore dei big, da quella mente così originale son nato io gran criminale” direbbe Rattigan (che ha un grande cervello, ma non solo quello, è alto e sì molto bell0!). Per qualche scherzo del destino, la cosa ha avuto un enorme successo virale sul web, e in pochi giorni ha raggiunto e superato i 120mila fan. Ma quindi quali sono le amanite falloidi cui inneggiavo prima? Mi riferivo ai coglioni, ai patetici e miserabili cretini senza fantasia che subito si son messi a copiare questa idea. E son nati gruppi similari su facebook, Ti Amo, Ti Stimo, addirittura Te Lo Giuro, oppure uno che dice Suca (anzi molti, che poi nascono i cloni dei cloni dei cloni), un altro, ho visto stamattina, si è inventato i Comandamenti e chissà quanti altri che spero di non vedere mai. Inutile dire che tutti questi cloni non verranno cagati da nessuno, solo dai pirloni minchiosi che stanno su facebook a cliccare a destra e a manca e ad accettare perfino l’amicizia di Topo Gigio. E intanto c’è sto Gabriele che non mi ricordo il cognome ma dovrei averlo scritto più su, studia design e si vede. Oddio, io non studio design però son bravo uguale. Però l’idea l’ha avuta prima lui. E io son rimasto lì davanti il cestino dei porcini dell’Abetone che li vendevano a 24 euro al kilo. Con la faccia così.

24/4/10 
Tac-tac

Ero alla stazione, tra non molto sarebbe arrivato il mio treno e me ne sarei tornato a casa. Per qualche motivo noto un ragazzo. Avrà avuto poco più della mia età, e a pensarci bene non so neanche perché abbia catturato la mia attenzione. Guardava dritto davanti a sé, aveva uno sguardo tranquillo, fissava il vuoto. Un po’ come tutti gli altri pendolari, che fissano il vuoto mentre pensano alla moglie, alla giornata di lavoro, al film che manderanno in tv la sera, all’articolo che hanno letto, alla pizzetta che hanno appena mangiato e a quel caffè che hanno bevuto che non gli è piaciuto per niente, tanto che non torneranno più in quel bar. E anche lui fissava il vuoto. Ma aveva un bastone. Un bastone per ciechi. Che ci fa con quel bastone? mi son chiesto subito. Arriva un treno, che non era il mio treno, ma era sempre un treno. Il mio sarebbe arrivato 10 minuti dopo. Il treno si ferma. Il ragazzo inizia a muovere il suo bastone. Cammina lentamente ma sicuro, in avanti. Se continua così cade dalla banchina! penso subito. Allunga la mano, tocca il treno. E guarda nel vuoto. La sua mano seguendo il treno arriva alla porta. Alza un piede, sale sul treno. Aveva scarpe coi tacchi d’acciaio. Facevano tac-tac ad ogni passo. Chiede qualcosa ad una ragazza e subito scende dal treno che aveva appena preso. Che in realtà non ha più preso. Non è il suo treno!? supposi. Il suo bastone seguiva le mattonelle per i ciechi. Quelle mattonelle a righe, con diverse corsie, che mi son sempre chiesto se i ciechi sapevano che erano lì. Il bastone lo procedeva nella corsia delle mattonelle. Faceva tac-tac ad ogni passo. Se n’è andato, allungando il suo bastone verso gli scalini della stazione. Scendeva gli scalini, con gli occhi in avanti, camminando lentamente, ma sicuro.

Fissando il vuoto.

23/02/2010