
Il 1989 è un anno memorabile. Per il muro di berlino, perché sono nato io e perché uscì Prince of Persia. Diciamolo, PoP è una serie strana. Ma a me piace e vorrei scriverne due righe a riguardo, giusto due. Dunque, prendiamo il principe. Un principe di non si sa cosa, di cui non si sa nemmeno il nome. Si sa solo che è un principe persiano (ma siamo sicuri?) che sa fare salti assurdi e camminare sui muri. E quanto è bello saltare tra architetture mastodontiche, grotte, prigioni, ammazzare nemici e morire schiacciati da mani giganti di mostri abominevoli! La fortuna della serie credo sia nell’anonimato del principe. Il marchio Prince of Persia non rimane legato al protagonista ma ai salti, alle spade, magie varie e ovviamente ad un’ambientazione antica e arabeggiante. Prince of Persia è il contesto, non è il soggetto. Il soggetto è nel sottotitolo! Non è necessario che il protagonista sia sempre lo stesso. Ciò chiaramente dona alla serie una certa duttilità. Questo ha permesso la celebre rinascita del personaggio nel 2003, con Le Sabbie del Tempo. Storia e personaggi completamente nuovi rispetto all’originale, il principe ancora anonimo. Eppure ci sono i salti, i meccanismi, i bastardi e la donzella, il contesto. Ma c’è il pugnale del tempo, con la sua possibilità di tornare indietro di qualche secondo e cambiare ciò che avevamo appena fatto su schermo, il soggetto! Si parla di sabbia e di tempo, è una metafora perfetta! Le Sabbie del Tempo è ormai un punto di riferimento per i videogiochi degli anni 2000 e con i due seguiti crea, tra alti e bassi, una delle migliori trilogie action-adventure su PS2. Il finale del terzo poi, imperdibile.

Però la differenza tra il primo e i seguiti si vede subito.
La storia era finita e probabilmente anche il conto di Ubisoft stava calando, ed ecco che l’anonimato del principe ha permesso un nuovo reboot nel 2008, su PS3/360, con un gioco stavolta non troppo gradito. Via le sabbie, via il tempo e via pure il principe. Tutto nuovo! Nonostante il gioco sia a parer mio un capolavoro di grafica, con una giocabilità ottima, ambientazioni poetiche e personaggi godibili, anche se con combattimenti veramente stronzi, per molti è risultato un fiasco totale. La critica è spaccata a metà. Per alcuni è risultato troppo innovativo, troppo distaccato dai titoli visti pochi anni prima. Pensare che era proprio ciò che voleva Ubisoft! Un reset completo della serie, lasciando su PS2 la storia delle sabbie e ripartire da zero con nuove storie. Ma niente da fare, mezzo mondo ha stroncato questo capitolo mentre l’altra metà se lo godeva da cima a fondo (anch’io). Ma la colpa è da imputare a scelte creative un po’ discutibili, cominciando dal titolo stesso del gioco, “Prince of Persia”. Tutto qui. Un titolo troppo vuoto, crea ambiguità. Inizialmente si chiamava Prince of Persia Prodigy, ma poi misteriosamente la Ubisoft ha deciso di depennare il prodigioso sottotitolo. Tra l’altro il protagonista stavolta non è nemmeno un principe! Mah! C’è una principessa però. Ma che ne so, chissà quanti dollaroni è costata ad Ubi questa mossa incauta. Un sottotitolo avrebbe aiutato a creare una certa indipendenza all’interno della serie, insomma è come se adesso uscisse un nuovo film di Indiana Jones e si chiamasse appunto solo Indiana Jones. Comunque c’è chi, come me, continua a sperare che il progetto non sia stato abbandonato, e che Ubi ci sollevi con un seguito di questo bel giocone uscito nel 2008. A proposito, mica era del tutto autoconclusivo, eh.. Mavvaff!

Maestoso.
Poi c’è il film, uscito a pochi mesi fa. Un bel film, dai. Atteso da me per ben due anni! Non un capolavoro, ma migliore di tante schifezze che girano oggi. Prodotto da Walt Disney ad opera del regista di Pirati dei Caraibi! Il film si chiama Prince of Persia: Le sabbie del tempo, e si basa ovviamente sul primo gioco della trilogia delle sabbie, ma resettando ulteriormente. Esempio di Duttilità Estrema. Anche qua l’anonimato del principe originale colpisce ancora, e stavolta riesce a creare una serie parallela. Il principe non è più così anonimo, si chiama Dastan, nonostante sia praticamente identico al principe della trilogia videogiocosa. In effetti, oltre al costume, l’unica cosa in comune al gioco è solo il pugnale magico che avvolge il tempo. Personaggi, trama e circostanze del tutto diverse. Una sceneggiatura adatta a un film e non adattata dal gioco, creata ad-hoc dall’autore storico della serie, Jordan Mechner. D’altra parte non so se avrei gradito vedere uno pseudoprincipe che salta sui muri per 2 ore di fila. Dicono sarà una trilogia, vedremo.

Eppure il manifesto ha uno stile Apple..
E infine il giochino nuovo, PS3/360, uscito insieme al film (Cribbio!). Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate, vero motivo per cui ho scritto queste due righe (l’ho appena finito e voglio commentare). E qua assistiamo ad un caso decisamente strano nel mondo videogiocoso. Un capitolo che nella trama si va a incastrare come il prezzemolo tra i denti tra il primo e il secondo episodio della sacra trilogia. Capitolo fatto per tentar di risollevare le sorti della serie dopo il mezzo flop del 2008. Ne esce un gioco strano, devo dire. Un titolo, a parer mio, di tutto rispetto, con una grafica veramente bella e maestosa, giocabilità pregevole e tutte cose, ma che si porta dietro per tutta la durata un senso di “Bho-non-ti-so-dire”. E’ bello, per carità, a me è piaciuto, mi ha tenuto incollato fino alla fine, e non è neanche troppo corto. Anzi lo sto rigiocando per sbloccare tutti i trofei. Sarà la giocabilità che è molto più snellità rispetto ai vecchi titoli, più simile alle Sabbie del Tempo. Presenta dei poteri del tutto nuovi con cui procedere attraverso enigmi e arrampicate, forse per certi versi un po’ ripetitivi (e mai troppo difficili), ma francamente li ho sempre trovati abbastanza stimolanti. Unico vero difetto, ha una storia un po’ banalotta. Eh vabeh. Non all’altezza della trilogia, ma mi è piaciuto. Mi sbilancio? Massì, diamo pure un voto a tal giochillo: 7 e mezzo. Nelle riviste in genere indica un titolo obbligato per gli appassionati, un po’ meno per i novizi. Va detto che dicono che la versione Wii del gioco sia diversa, addirittura con una trama completamente differente, non ne ho idea.

Sguardo deciso! Si.. insomma.. vabeh.
Insomma questa sabbia dimenticata mi è parso un gioco che sfrutta la fama del momento al cinema per far cassa. Solo che, bah.. Almeno ci fosse riuscito! E’ stato un flop, pare. Tanto che a distanza di soli 3 mesi il prezzo ufficiale è calato da 69 dobloni a 29 euro. Perché? Secondo me perche la Ubiubi si è data un po’ la zappa sui piedi. Penso che molta gente, magari disinformata, abbia visto questo titolo come un banale gioco su licenza del film (come fosse il gioco di Toy Story 3), o addirittura tanti ignorantoni lo hanno addirittura bollato come Il Seguito del PoP 2008. In effetti non li biasimo troppo, la ubi ha fatto un bel casino con i nomi. Ma pensa.. Sarebbe bastato non cancellare quel “Prodigy” da quel titolo. Che trovata!
Ah.. mi sa che ci saranno dei seguiti, vedendo il finale. Una trilogia anche qua? Sarebbe forse il primo caso di trilogia nella trilogia. Tre storie che colmano quei 7 anni di vuoto che secondo la trama sarebbero tra Le Sabbie del Tempo e Spirito Guerriero. Però considerando che questo gioco ha venduto finora solo 400 mila copie circa (ovvero uncazzo!!) contro i 3 milioni di quello del 2003, e i quasi 2 milioni di quello del 2008, direi che.. Naa, niente trilogia. Chissà quindi che fine faranno adesso le Sabbie. Quelle sabbie che scorrono come un fiume in piena, modellate dal tempo. Le sabbie in grado di raccontare qualsiasi storia semplicemente riflettendo un raggio di sole da un granello all’altro, immaginando da quale montagna si siano mai sgretolati. Quel mondo in un granello di sabbia. Quelle sabbie che nessuno aveva dimenticato.

Mo' me lo segno.