Se vi sembra strano che un ragazzo di venti anni vada al cinema a vedere un cartone animato, potreste anche aver ragione, se il cartone in questione è Dragon Ball, i Puffi o i Pokémon. Ma se si tratta di un cartone Disney allora non è affatto strano. E se vi sembra strano allora non avete capito nulla della vita.
Sì perché un cartone Disney non è un film per bambini, è un film. Punto. Non fate come chi scrive le copertine dei dvd, che scrive Genere Animazione. L’animazione è una tecnica, non un genere. L’Avventura è un genere. La Commedia, il Thriller. L’Animazione è una tecnica, la Pittura a Olio è una tecnica di disegno, il Live Action è una tecnica. Avete mai letto su un dvd Genere Live Action? Certochenò! Eppure il Live Action non è altro che un film con attori in carne e ossa.
Ma che l’animazione sia una tecnica che tocca principalmente i bambini è scontato, eppure sappiate che tecnicamente il film per bambini non esiste. Un cartone, parlo di quelli che vanno al cinema, contiene per forza contenuti che possono essere interpretati in maniera diversa da un adulto e da un bambino. Uno ci vede cose che l’altro, ancora piccolo, non può capire, non ci arriva. E il bambino vede cose con la purezza che l’adulto ormai non ha più. Ho trovato completamente diversi film che non vedevo da anni, rivedendoli ho scoperto cose che prima non consideravo nemmeno, capito battute troppo complesse per essere assimilate quando avevo solo dieci anni. Ma continua a piangermi il cuore quando ragazzi della mia età non vengono a vedere un cartonanimato solo perché “seeee, è per bimbini”, quando magari loro stessi son cresciuti a pane e Disney, sanno a memoria battute e scene intere di vecchi film del loro passato che mandavano avanti e indietro su quel videregistratore anni 90, fino a consumarne il nastro. Preferiscono lasciare il bambino che erano dentro di se, solo un ricordo, saltando fuori di tanto in tanto come vecchie foto in un cassetto o in un portafogli. Pregiudizi.
Oggi me ne sono andato a vedere La Principessa e il Ranocchio. Lo aspettavo dal 2007, quando seppi che John Musker e Ron Clements, i registi magnifici dei capolavori Disney degli ultimi 20 anni (La Sirenetta, Aladdin, Hercules, Il Pianeta del Tesoro) stavano tornando con un nuovo film in animazione tradizionale, dopo tonnellate di troiai e boiate colossali in 3d. Sarebbe stato il primo film Disney che avrei visto al cinema. Non potevo perderlo.
Un sussulto di poesia, magia e Disney. Sì perché questo film è Disney in piena regola. E la Disney è tornata, ci voleva John Lasseter della Pixar per farla tornare. Ci sono le canzoni, c’è il Jazz, ci sono personaggi magnifici, una storia scritta e sceneggiata in maniera impeccabile, atmosfera e tanta, tanta, tanta poesia. Louis, il coccodrillo che suona la trombetta in mezzo alla palude con la voce di Pino Insegno, e Ray, la lucciola sdentata innamorata di una stella, doppiato da Luca Laurenti, non fanno rimpiangere l’intramontabile Genio della lampada di Aladdin doppiato da Gigi Proietti. E Laurenti e Insegno erano così azzeccati che parevano un tutt’uno coi disegni. Doppiaggio superlativo insomma. Il cattivo Dottor Facilier, a metà strada tra il capolavoro di infamia Jafar e il pasticcione bastardo Ade, rispettivamente cattivoni di Aladdin e Hercules, è un personaggio interessante, forse poco presente, ma funzionante, simpatico. Reso incantevole dalla voce del perfetto Luca Ward. Tante le citazioni da vecchi e celebri film Disney: la stella di Pinocchio, il ballo della Bella Addormentata, la somiglianza lampante del coccodrillo con Baloo e molte altre.
Insomma, un capolavoro, un futuro classico da rivedere e rivedere. Pensavo ai pregiudizi di chi si perderà questa perla. Quante persone non godranno di questa magia solo per un pregiudizio. Ed io, povero ranocchio in mezzo ai marmocchi che ridevano e piangevano, avevo una sola domanda in testa, oltre all’euforia totale, mentre uscivo da quella sala, la sala 8: Chissà cosa avrei visto su quello schermo se avessi avuto solo dieci anni in meno.
bella domanda, avresti visto moolto, ma molto di meno di quello che hai visto adesso e non avresti elaborato tutto ciò che hai appena scritto.
Il bambino vede i disegni, le scene più giocose, percepisce l’atmosfera che la voce degli interpreti, le musiche e gli effetti sonori riescono a trasmettere, ma non è in grado di spiegarsi perché questo accada, di apprezzare l’immenso lavoro di produzione che c’è dietro tutto questo e soprattutto di cogliere tutte quelle sfumature che a un bambino è impossibile spiegare anche con le parole più semplici. I capolavori Disney con cui siamo cresciuti sono questo. Per questo non basta guardarli una sola volta, e per questo se l’ultima volta che ne abbiamo visto uno è stato in fase preadolescenziale adesso è tempo di vederlo nuovamente, perché significherebbe poterlo finalmente cogliere in tutte le sua sfaccettature e averne una visuale completa, dato che quella innocentesca la sia è già vissuta e anche se la si è scordata torna subito a galla ad ogni scena che si riguarda
La Principessa e il Ranocchio non ho ancora avuto modo di guardarlo, ma se soddisfa i canoni dei vecchi capolavori come dici allora sono sicuro che mi piacerà
(come qualche recente boiata in 3d! leggasi walle
)
dopo questa recensione è ancora più probabile che vada a vedermelo